Atene · Napoli

Il socialismo del periptero

Una delle prime cose che ho notato stando in Grecia è il socialismo del periptero. Innanzi tutto, cos’è un periptero. Un periptero è un chioschetto che vende bevande, gelati, chewing gum, cioccolate, i malefici CAPRICE, sigarette e insomma questa roba qui. È una figura onnipresente delle strade di Atene e io gli voglio bene.

La caratteristica principale di questo ubiquo edificio non è tanto il nome. Sì perché io, da quel po’ che ricordo della storia dell’arte studiata al liceo, so che il periptero è tipo la fila di colonne intorno a un tempio. Non so perché ma mi affascina il fatto che si utilizzi lo stesso nome per una cosa così diversa. Ma forse anche no. Se vogliamo guardare la cosa con gli occhi della fantasia perché non dire che i peripteri sono i moderni tempietti di Atene (vi prego, apprezzate il mio sforzo qui)? Io li trovo molto rassicuranti così come trovavo rassicuranti i konbini a Tokyo. Sia peripteri che konbini fanno parte di quella categoria di cose su cui sai potrai sempre contare.

Ma comunque, come dicevo prima, la caratteristica principale dei peripteri è il prezzo dei prodotti che vendono. Okay che vendono tutti gli stessi prodotti delle stesse marche, okay che ci sarà un accordo tra tutti i peripteri del mondo però il fatto che io ovunque sia andata in Grecia quando sono andata a comprare una cosa in un periptero l’ho pagata sempre lo stesso prezzo mi piace assai. Mi intriga. Mi fa pensare.

Mi pare (e qui potrei sbagliarmi quindi non oso generalizzare, solo riportare le mie impressioni su una cultura che fino a sei mesi fa era per me del tutto sconosciuta) che questo fatto dei prezzi socialisti faccia parte di una più ampia caratteristica degli usi e costumi se non greci quantomeno ateniesi.

Puoi andare in qualsiasi taverna di questa città e troverai sempre gli stessi piatti, più o meno sempre agli stessi prezzi. Il saganaki, il dakos, le “zucchini balls”, l’insalata greca, la salsiccia, la carne grigliata, il polpo, il calamaro, i misteriosissimi “Fish A” e “Fish B”… Onestamente, una potrebbe anche non leggerlo il menù tanto la roba è sempre più o meno quella.

La stessa cosa succede per il caffè: ci sono parecchie varietà (freddo espresso, freddo cappuccino, frappè ecc..) ma alla fine della fiera sono sempre gli stessi tipi di caffè. La qualità sarà diversa, la miscela, l’acqua, boh che ne so, qualcosa cambierà pure ma un freddo espresso è un freddo espresso. Al massimo ci puoi mettere un po’ di latte.

Forse sono abituata all’usanza, tipicamente partenopea, dell’inventiva, della creazione, del prodotto tipico di un qualsiasi esercizio che abbia a che fare con la ristorazione. Certamente, a Napoli trovi il caffè, la pizza, e le altre pietanze tradizionali ma accanto a esse c’è sempre la novità.

Tu apri un menù in un bar a Napoli e niente meno ci metti due ore a finire di leggerlo. Caffè alla nutella, caffè brasiliano, caffè mars, caffè del nonno, caffè oreo, caffè con la panna, caffè senza caffè… Una scelta infinita. E lo stesso vale per il cibo. Per cui abbiamo le nuvolette di Poppella, le sfogliatelle gelato di quell’altro, i mille cuoppi con diverse entità al loro interno, la pizza San Gennaro da Concettina ai Tre Santi, cornetti-zeppola, cornetti schiaffati in barattoli ripieni di crema al cioccolato al latte, bianco e pure fondente, il babà semplice, il babà con la cioccolata, la crema a crema di limone, a crema amarena, con la panna, la nutella, il kinder bueno. Cioè, uagliù non si capisce niente.

Ogni pizzeria, insieme alla pizze tradizionali, deve inventarsi quella sua. Quindi giustamente quel sant’uomo di Sorbillo ha dovuto inventare una pizza per ogni fratello o sorella della nonna, o una storia del genere.

Ora io non sto qui a far paragoni però queste differenze culturali mi fanno riflettere e mi hanno portato a formulare i seguenti pensieri:

  1. chiaramente a Napoli la gente è più obesa di quella di qui. No veramente, camminare per Atene è, a volte, imbarazzante. A parte qualche persona decisamente obesa, la maggior parte sono tutti magri. Mò può darsi che sono i miei occhi a focalizzarsi sempre su ‘sta cosa una volta che l’ho notata ma sia ragazzi e ragazze (soprattutto le ultime) hanno dei bei fisici tonici e sodi. Forse c’è davvero del mistero in quei “Fish A” e “Fish B”.
  2. a volte avere troppa scelta è una condanna, altre avere sempre la stessa scelta pure una condanna è. Metti che uno vuole sperimentare, no? Un giovane ha un’idea e vuole aprire un baretto in cui servono qualcosa di DIVERSO. Secondo me deve essere un’impresa tostissima. Ma vi dirò di più, creiamo uno scenario più semplice: metti che uno una sera vuole andare oltre il solito saganaki e OSARE. Provare un piatto NUOVO. Non si può. Quello è e quello è. Basta, stacce. D’altro lato, pure tutta questa frenesia di creare nuove ricette, nuovi prodotti, a essere sempre unici e a vendere una cosa che gli altri non hanno pure deve far uscire un po’ pazzi. [Poi, se vogliamo, con tutta la creatività di questo mondo, alla fine comunque a Napoli ruota tutto intorno alla nutella. E questa è una piccola critica che voglio lanciare perché BASTA, non se ne può più. Cioè un altro po’ e mettono la nutella pure dentro al sangue di San Gennaro, non starete esagerando?]
  3. mantenere i prezzi più o meno uguali fa campare un po’ tutti. Con tutta la crisi che c’è qui un sacco di caffetterie e taverne sono aperte. Alla fine la scelta ricade su quella che sembra più cool [che qui a Atene si traduce in quella che sembra più poraccia di tutte per cui, dico io, ma dio buonino, se devo spendere tre euro per un freddo espresso in una stalla allora tanto vale che lo prendo take away e lo bevo in piazza Exarcheia, ma vabè]. Invece a Napoli un sacco di gente chiude, un sacco di gente apre. O sei o’ zuzzus di turno che, negli anni, è riuscito a crearsi un nome e ti puoi permettere il lusso di sfornare pizze fritte a prezzi ridicoli, oppure i prezzi prima o poi li dovrai aumentare. Nonostante ciò a Napoli ancora si mangia bene e con poco ma rispetto a sette anni fa i prezzi stanno aumentando.

 

Comunque a Napoli il socialismo del periptero non potrà mai verificarsi. In primis perché non abbiamo peripteri. E questo non è bene. Un po’ perché è ormai per me un’istituzione, un po’ perché come faccio mò che torno ed è venerdì sera e ho fame e voglio della cioccolata e non posso scendere dal periptero a comprarla?

Riflettiamoci. E apriamo peripteri anche a Napoli. Socialisti però e possibilmente meno cari di quelli greci. Grazie.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...