Inquietudine migratoria · Sì, viaggiare (da sola) · sognatori nel cassetto

“Sorridi!” mi dico.

“Sorridi!” mi dico.

Sono a Jiufen, un piccolo e incantevole paesino taiwanese di cui solo ieri ho appreso l’esistenza. Non so assolutamente nulla del posto, né tantomeno conosco la lingua. Questa cosa da un lato mi terrorizza, dall’altro era parte del “piano”: andare in un luogo da sola senza aver consultato mappe, guide o blog. Andare e lasciarsi trasportare da quella rete umana formata da fili invisibili fatti di domande, sguardi e incontri che creano un’interconnessione speciale che ti fa giungere proprio nel posto in cui dovresti essere. In ostello, a Taipei, una ragazza coreana mi aveva detto che avrei dovuto assolutamente visitare questo posto perché Miyazaki era stato ispirato a una sala da tè del luogo per il suo film “La città incantata” e anche perché non era molto distante e ci si poteva andare facilmente prendendo un bus.

Ora sono a Jiufen e piove a dirotto. Mi sono avviata troppo presto e ho già percorso la via principale due volte. Non so bene dove andare e la bellezza del posto appare un po’ smorzata da quello che mi sembra un tempo ingiusto. Oppure è solo l’effetto causato dalla mia avversione per la pioggia a smorzare il mio entusiasmo e a farmi vedere il mondo con occhi diversi. Mi sento un po’ sola e quel senso di “ma che ci faccio qui” che mi aveva preso appena arrivata a Taipei fa capolino tra le mie emozioni. Ho un po’ paura che (non) progettare il “piano” sia stato un gravissimo errore. Mi fermo davanti a un tempio.             Indugio sull’uscio non sapendo se posso entrare o meno. Però piove parecchio e ho anche un po’ freddino… Non appena metto il piede dentro al tempio vedo una signora che si avvicina con una faccia a forma di punto interrogativo. “Ecco” penso “non sarei dovuta entrare”. Mi sento in imbarazzo, non so davvero che fare perché non mi sento in grado di comunicare. Poi mi ricordo una frase sentita non so dove: sorridere è la prima forma di comunicazione. Così decido di buttarmi, sfidare la paura. “Sorridi!” mi dico. Più che un sorriso il mio volto si sarà modellato in una strana smorfia ma, in qualche modo, la magia funziona. La signora mi sorride di rimando e, inaspettatamente, mi invita a mangiare nel tempio con lei e altre persone che si occupano della sua manutenzione (o almeno credo di aver capito così). Fortunatamente parla un po’ d’inglese ma ormai non importa più.  Il mio entusiasmo si rianima istantaneamente perché comprendo che la comunicazione tra di noi si baserà su canali non verbali. Tutto torna a sembrarmi bellissimo e comincio seriamente a rivalutare la pioggia.

Mangio seduta a una tavola rotonda insieme a altre persone del posto. Sono anziani e non parlano inglese ma mi sorridono, mi offrono da mangiare. Una delle signori presenti mi guarda dritto in faccia e mi parla nella sua lingua delle cose sue e dei suoi problemi come se fossi una sua amica stretta. Io annuisco perché mi sembra di capire tutto quello che dice. So bene che non è così ma è come se per un brevissimo lasso di tempo io sia stata trasportata in un mondo in cui le categorie spazio-temporali non hanno più valore. Sono state sostituite da un “qui e ora” che non avevo mai provato prima. Il cibo è buonissimo e molto abbondante. Mangio tutto senza fare domande. Anche perché come potrei? In qualche modo riesco a comprendere che sono capitata nel periodo dell’anno in cui i taiwanesi celebrano mangiando e pregando il breve ritorno dei defunti nel mondo dei vivi. Mi sento un po’ anche io così. Da un lato questo viaggio  lo avevo pensato come a un “ritorno alla Vita” dopo un periodo molto buio, una prova contro e per me stessa per migliorarmi. Dall’altro, traggo letteralmente linfa vitale dal nutrimento che questi gentili signori mi offrono. E, così come sono venuta per caso in questo tempio, così me ne andrò. Nel frattempo, sorrido e vivo. Mi sembra tutto così surreale eppure mi sento estremamente bene. Mi sento connessa con il mondo reale, mi sento parte integrante di questo momento unico e irripetibile. È molto probabile che non mangerò più on queste persone. Che non le rivedrò mai più. Ma nulla di tutto questo ha importanza perché questo momento sa di eternità. Ho fatto bene a comunicare con un sorriso. Il sorriso ha vinto sulla paura.

 

“Premi!” mi impone Chiara.

“Premi questo pulsante o lo faccio io!” ribadisce.

“Ma ho paura!” dico io.

Chiara premette il pulsante e fu così che acquistai un biglietto aereo per Taiwan, il mio primo viaggio da sola. Eravamo in piedi di fronte a un apparecchio da cui si potevano acquistare biglietti precedentemente prenotati in un konbini a Tokyo. Ci eravamo conosciute là in quanto vicine di stanza nel dormitorio dell’ università di cui saremmo state studentesse per un anno. Eravamo state a una cena a casa di amiche sue e io le avevo rivelato che, in un momento di pazzia, avevo prenotato dei biglietti per Taipei ma che avevo paura di acquistarli. Chiara non riusciva a credere che la paura potesse bloccarmi fino a questo punto. Dovevo andare assolutamente, mi disse, perché sarebbe stata un’esperienza bellissima. Non bisogna mai dire di no a un viaggio.

La paura è sempre stato un aspetto fondante della mia personalità e della mia vita. Mi ha tolto tante cose, non mi ha fatto vivere tanti momenti. Dopo essersi insediata a casa mia ha cominciato a derubarmi ogni giorno. All’inizio erano piccole cose, oggetti non indispensabili di cui avrei potuto fare comunque a meno. Poi ha iniziato a privarmi delle cose essenziali. Sentivo che la casa si stava svuotando e non capivo cosa stesse succedendo. Allora, forse, era giunto il momento di uscire da quella casa, di viaggiare, esplorare il mondo e mettermi alla prova. Viaggiare per diventare più forte, tornare a casa per lottare e impedire di essere di nuovo derubata delle mie cose più preziose. Ho sempre amato viaggiare ma ho anche sempre pensato che non avrei mai viaggiato da sola. Assolutamente no. Già dovevo convivere tutti i giorni con me stessa, non volevo farlo anche in viaggio. Ma da un po’ di tempo a questa parte avevo cominciato a mettere in discussione questa me con cui non volevo viaggiare. Invece di essere una nemica sarebbe potuta diventare mia alleata contro la paura. Quando compii 25 anni nacque in me il dubbio che, in realtà, quella a essere derubata non ero io ma quest’altra me. Ero io a rubarle tutti i momenti piacevoli con le mie paure e i miei timori. Dovevo assolutamente fare qualcosa. Mi venne la folle idea di portare tutti quanti fuori a fare un bel giretto, chiudere casa e lanciarsi nell’ignoto senza programmare. Mi sarei lasciata trascinare dalla vita così come l’avrei vissuta in un paese di cui sapevo poco o nulla. Taiwan mi aveva affascinato perché avevo dovuto scrivere una tesina sui riti funebri taiwanese per un corso all’università ma non avrei mai pensato di capitarci proprio durante il periodo in cui i morti sarebbero tornati a camminare su questa terra.

A onor del vero non so cosa sarebbe successo se Chiara non avesse premuto quel pulsante. Onestamente, non credevo l’avrebbe fatto. E nemmeno lei lo credeva. Ma è successo. Io ho acquistato il biglietto e sono partita per Taiwan con un unico bagaglio zeppo di curiosità, trepidazione e, ovviamente,  paura.

 

27/08/15 Taipei

Sì, sono a Taipei e sì sono da sola. Questo è il primo giorno di questa stramba avventura e devo dire che non c’è male. Taipei, per quel po’ che ho visto, è bellissima, la adoro. Non capisco se è una città che si sta impossessando di una giungla o viceversa. So solo che è fantastica. Oggi allo Shilin market, entrando nel tempio di Cixian, mi sono nuovamente innamorata dell’Asia. È un posto troppo fantastico e speciale.

Qui poi c’è casino ovunque, all’improvviso sono addirittura partiti dei piccoli fuochi d’artificio davanti al tempio. È stata una cosa fantastica che non dimenticherò mai. C’è stata anche una processione con musica e tamburi. C’era anche un individuo, forse qualche monaco importante, sta di fatto che una signora, parlandomi in cinese, mi prende il braccio e mi fa capire che non devo fare foto. Chissà chi era e chissà che avrà detto la signora. Penso qualcosa come “ma sti giovani d’oggi” o simili perché aveva decisamente uno sguardo che non approvava. Alcuni atteggiamenti sono universali.

Finora ho conosciuto una simpatica ragazza coreana che sta in ostello con me, un ragazzo giapponese alle terme e una ragazza taiwanese in metro che mi ha dato a parlare vedendomi in confusione e in difficoltà. La gente qui a Taipei sembra gentile, il cibo è mooooolto buono e la città davvero non so come descriverla ancora. Ora sono le 22:00 passate e non so se uscire e fare un altro giro o dormire perché sono parecchio stanchina. Penso che opterò per l’andare a dormire perché domani vado a Jiufen, il posto de “La città Incantata” , sembra davvero fantastico!

Viaggiare: verbo, prima coniugazione. Pare che il termine derivi dal latino viaticum, cioè la provvista per il viaggio. Nella chiesta cattolica il termine indica l’eucarestia data in punto di morte ai malati. A prima vista sembrano due significati completamente scollegati. Ma un’altra definizione di viaggio non potrebbe essere anche questa? Una via lungo la quale qualcosa di te muore per trasformarsi. Non è una morte connotata negativamente, ma è una Morte che fa parte del ciclo trasformativo della Vita. Una Morte per farti tornare in Vita. Per fare un esempio, viaggiare mi ha insegnato a sorridere. È stato uno dei doni più belli che abbia ricevuto in vita mia. Ma non è stato un insegnamento impartito dall’alto come una tavola delle legge. Era già in me sotto mentite spoglie. Viaggiare ha fatto morire la mia paura del rifiuto, della solitudine e del non essere all’altezza e l’ha trasformata in un sorriso di apertura. È un sorriso che parte dal cuore, da quel punto che qualcuno chiama anahata, o quarto chakra. Si dice esso sia il centro dell’identità ma anche del senso di comunione. È un luogo in cui non esistono dicotomie e opposti perché c’è spazio solo per l’empatia, il coraggio e l’amore. Un sorriso che parte dal cuore è una forma di accettazione: si accetta se stessi e gli altri. Sorridendo non si pretende cambiare quello che ci circonda perché si mostra apertura e disponibilità.

Oggi il verbo viaggiare ha assunto per forza di cose diversi significati. Uno tra tutti è quello borghese del viaggio come piacere o necessità personale. Molte più persone se lo possono permettere e molti luoghi, un tempo inaccessibili, sono diventati mete turistiche. Eppure, nonostante tutto questo, mai come oggi il mondo sembra più chiuso, limitato e sospettoso. All’orizzonte si intravedono nuvoloni neri che preannunciano forti temporali. Com’è possibile che in un mondo in cui si viaggia di più ci si odia di più? Forse inconsciamente tutti pensiamo che il viaggio ci debba dare delle risposte o forse noi siamo diventanti troppo autoreferenziali. Viaggiare è diventato il campo adatto per mettersi alla prova, per ricerca di se stessi, per rompere con la nostra quotidianità di privilegiati. Il viaggio è senza ombra di dubbio sinonimo di cambiamento ma forse dovremmo rivedere la direzione di questo cambiamento. Andare avanti, sempre e comunque, non significa migliorare o progredire. A volte si fanno più progressi facendo due passi indietro che dieci in avanti. Così, quindi, anche il viaggio non è solo lo spostamento fisico da un punto A un punto B. Non è tantomeno un atto da predatori per cui arriviamo con delle domande, ci impossessiamo delle risposte e ce ne torniamo a casa soddisfatti. Più che cambiamento si potrebbe dire che il viaggio è “scambiamento”: a metà tra uno scambio e un cambiamento. Ma i conti non tornano. In fondo che scambio c’è stato con i gentili signori del tempio a Jiufen? Più che altro sono stata io a beneficiare del loro cibo e della loro accoglienza.

 

28/8/15  Jiouofen (non lo saprò mai scrivere!)

Mangiando taro balls, o meglio la granita che ne è rimasta di essi, e guardando la nebbia che avanza in questo posto bellissimo.

Viaggiare da sola.. e chi me lo doveva dire che sarebbe stato così bello?

“The scared is scared of all the things you liiiiike”

Ricordi: quel che resta del viaggio. Indelebili, involontariamente ritoccati, magari annebbiati, ma sempre presenti. Chiudendo gli occhi si potrà sempre ritornare “lì”. Così, ora che ripenso al mio viaggio in solitaria a Taiwan, mi viene in mente di quando cercavo di mimare un treno a Keelung perché mi ero persa e non riuscivo trovare la stazione. Di quando sono andata in un locale con dei ragazzi conosciuti in ostello e di aver incontrato un tipo che conosceva un tipo che aveva viaggiato per il Vietnam in motocicletta. Ritornano alla memoria le serate passate allo Shilin market meravigliandomi delle bombe del gas posizionate tranquillamente lungo il ciglio della strada e della bontà straordinaria del cibo taiwanese. Ma, soprattutto, ritornano alla memoria i volti dei ragazzi conosciuti a Pingxi con cui ho condiviso una “lanterna dei desideri” da far voltare insieme. Io avevo scritto che desideravo trovare la mia strada e che la mia famiglia stesse bene. Loro avevano scritto che mi volevano bene e che desideravano che il mio viaggio procedesse bene. Ricordo di essermi emozionata tantissimo e di essermi anche sentita profondamente egoista. Ancora una volta ho come la sensazione che quello che ho ricevuto sia stato più grande di quello che ho dato.

Quello che ho ricevuto resta lì insieme all’intraprendenza riscoperta. Resta con la capacità di comunicare in maniera diversa, una comunicazione da un cuore a un altro che non conosce parole ma solo gesti. Ma soprattutto resta il cambiamento. Sembra un ossimoro perché il cambiamento, per sua natura, non può “restare”, non può cristallizzarsi in nessuna forma. Ma la magia del viaggiare è questa: viaggiare fa restare il cambiamento. La direzione del viaggio non è né est né ovest: è dentro di noi. Anche dopo che siamo tornati a casa e alla nostra quotidianità. Anche quando ormai sono passati anni. Il seme del cambiamento è stato gettato e ha attecchito. I ricordi e tutti i bellissimi sorrisi che ho ricevuto sono il suo nutrimento, la curiosità di vedere quel che spunterà il suo sole. Dopo il mio viaggio a Taiwan è spuntato dentro di me un bellissimo sorriso. Anche se la paura non è ancora stata vinta del tutto, la terra non è più sterile e la casa non viene più derubata. Il cambiamento resta.

Sono arrivata a Taiwan insieme agli altri fantasmi che ritornano brevemente nel mondo dei vivi. Ero sola e impaurita ma con la volontà di non programmare nulla per vedere come me la cavavo proprio per superare le mie paure. Viaggiare mi ha insegnato a sorridere e ciò ha illuminato molti angoli nascosti dalla penombra. Ho ricevuto tantissimo, molto più di quello che ho dato, ma grazie a questa sproporzione, io non ritorno nel mondo dei morti da cui ero venuta. Quello che ho ricevuto resta qui nel mio cuore, nel punto in cui nascono i miei sorrisi.

31/08/15 Jingtong

Sulla riva del fiume Keelung, da un lato la strada nascosta dagli alberi, dall’altro una densa giungla suonante di cicale, rane e uccelli. All’improvviso si sente la malinconica musichetta dei camion della spazzatura di qua, il tramonto senza sole rende il verde sempre più fitto e un po’ triste. Nell’aria l’odore del tofu puzzolente che ancora non ho assaggiato e a un tratto le poche luci si accendono, è sera e tutto quel (poco) che c’è qui a Jingtong sta chiudendo. La gente fa volare l’ultima lanterna con l’ultimo desiderio della giornata che vola via brillante nel cielo scuro e piovoso. È da un po’ che sto qui e ogni giorno mi chiedo se ci possa essere “altro” capace di stupirmi in questo stupendo paese e sì, ogni giorno c’è, ogni giorno è ricco di sorprese. Un tassista mi vede, e mi vuole spiegare le meraviglie della sua terra.

Gli sorrido.

Mi sorride e prima di lasciarmi mi dice “Welcome to Taiwan”.

 

 

 

 

 

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...