Inquietudine migratoira · Sì, viaggiare (da sola)

Sì, viaggiare (da sola)

Io ora non so se è Facebook il Maligno a captare i miei desideri e pensieri più reconditi oppure è proprio un trend del momento storico che sto vivendo però, da un bel po’ di tempo a questa parte, mi spuntano sulla bacheca tantissimi articoli o siti dedicati a donne che viaggiano da sole.

Molte ci hanno scritto dei libri, altre ci hanno aperto un’agenzia di viaggi, sta di fatto che” la-donna-che-viaggia-da-sola” sta lentamente diventando un nuovo topos della blogosfera mondiale. Un articolo di Internazionale intitolato subdolamente “Guida pratica per viaggiatrici solitarie” (spoiler alert: non è una guida) ben riassume tutti i temi caldi che ruotano intorno a questo argomento. Se volete recuperare le puntate precedenti vi consiglio di leggere, sennò eccovi il riassuntone dei contenuti by saranna: a quanto pare oggigiorno signora mia molte donne sono spinte a viaggiare da sole dopo un evento importante o traumatico; è opinione comune che le donne sarebbero più curiose, determinate e portate all’apertura verso nuove culture rispetto agli uomini; viaggiare da sola è più pericoloso del viaggiare da solo; lista di nome di donne viaggiatrici.

Nel 2016 il MONDO si è accorto che viaggiare tutto l’anno, scoprire luoghi incantevoli e confrontarsi con realtà diametralmente opposte sono gli ingredienti giusti per una vita piena e stimolante non solo per l’homo sapiens ma anche per noi povere mulieres. Tutte queste vibrazioni ricche di energie e di desiderio che noi ragazze in giro per il globo immettiamo nell’atmosfera, devono essere state captate in qualche modo dalle stesse menti diaboliche che cercano di convincerci che abbiamo davvero bisogno di metterci un mascherone di Agamennone di trucco in faccia per sembrare più belle.

E quindi sta nascendo una bella narrativa sulla donna viaggiatrice, narrativa che a me fa sempre piacere leggere e che non è assolutamente mia volontà criticare (e ora aspettatevi un) PEROOOOOO’ certe cose sono molto difficili da digerire dopo la lettura.

Per esempio, tempo fa ho fatto uno dei miei piccoli esperimenti stupidi, cioè  ho provato a fare quello che faccio sempre quando non so una cosa: ho chiesto a Google. Volevo sapere cosa avesse da dire il popolo del web su questo tema e i risultati, come al solito, mi hanno intristita moltissimo (che cosa hai imparato da questa esperienza? Non cercare mai più niente su Google).

A parità di ricerca, sia in italiano che in inglese, quando si cercano informazioni su donne che viaggiano da sole, Google mi ha rimandato tutta una serie di link dallo stesso titolo: CONSIGLI PER LE DONNE CHE VIAGGIANO DA SOLE. Per quanto riguarda i maschi, invece, i link erano più variegati e si andava dal “lasceresti il tuo ragazzo viaggiare da solo?” a “mio figlio (minore) può viaggiare da solo in aereo” oppure la ricerca interpretava uomo/man/ragazzo/guy come essere single nel senso di non fidanzato (leggi: 30 destinazioni piene di belle gnocche!). Se da un lato la ricerca sul versante maschile ha prodotto dei risultati che rimandano chiaramente a domande o alla presenza di donne (la ragazza, la mamma, le gnocche), dal lato femminile che abbiamo? Tantissimi consigli utili per noi povere donne che non siamo in grado di viaggiare non accompagnate!

Poiché ho deciso che non voglio comportarmi da stronza giudicante, mi sono andata a leggere alcuni dei consigli proposti nella speranza che potessero essere almeno intelligenti.

Ecco cosa ho trovato:

Bagaglio leggero

Informarsi bene sulla meta del viaggio

Non spiegare il programma del viaggio a sconosciuti

Informare i propri cari degli spostamenti

Fare attenzione quando si è in strada

Non esagerare con l’alcool

Spostarsi in taxi

Mai fare autostop o accettare passaggi da persone sconosciute.

Fate sempre una copia di tutti i documenti

Cercate di vestire in maniera adeguata al posto dove andate

Registratevi alla vostra ambasciata

Divertitevi (oh ben gentile!)

Domanda facile facile: che cosa notate? Ah, ma sì certo! Notate che sono o consigli per CHIUNQUE voglia viaggiare (e fin qui va bene ma cambia titolo, per Giove!) oppure sono suggerimenti molto puritani e bacchettoni: se vai in un posto e ti bevi pure le pozzanghere per terra e poi sei devastata come la merda è ovviamente colpa tua se viene violentata o ammazzata. Siamo alle solite. Dietro a consigli chiamati “pratici” si nascondono moralismi e pregiudizi facili da smascherare.

Non mi sentirete mai dire che le donne che viaggiano da sole hanno una marcia in più degli uomini, semplicemente perché non lo penso. Oggi come oggi il viaggio è innanzi tutto un’esperienza borghese o comunque abbastanza elitaria (quindi più di genere parlerei semmai di classe sociale) e poi non vedo come io possa sindacare sulle esperienze dei singoli individui. E poi 2,  basta co’ sta storia di quello che sono e fanno gli uomini e quello che sono e fanno le donne, esistono persone ebbasta e ‘sta dicotomia ha rotto e ciao.

La società, però, non sembra apprezzare la mia visione panica del mondo alla “volemose bene” e, purtroppo, si leggono molte storie di ragazze uccise mentre erano in viaggio da sole o con amiche. Questa è la triste realtà. Come per ogni cosa che ci capita, anche in questo caso ce la siamo cercata. Commenti del tipo “ma che ci faceva da sola”, “non doveva andare lì, perché si sa che…” o “non doveva uscire di notte” si sentono e leggono ovunque. Sono commenti di una duplice natura cattiva: incolpano la vittima come se si meritasse la “punizione” ricevuta e instillano terrore e ansia negli altri. Con quest’ottica, quel “non bere alcol” e “vestiti in maniera appropriata” cominciano ad assumere un’eco diversa e decisamente più sinistra.

Personalmente, la presenza di un ragazzo durante un mio ipotetico viaggio non farebbe sentire più al sicuro me, ma siccome viviamo in un mondo molto triste, mi rendo anche conto che potrebbe costituire un deterrente per gli altri, una sorta di corniciello umano contro il malocchio che allontana le cose brutte.

Da questo punto di vista, ben vengano tutti gli articoli possibili e immaginabili sulle donne che viaggiano, vi prego non fermatevi mai, soprattutto se servono a far cambiare il nostro sguardo collettivo così da diventare una società migliore invece che una composta da bellemmmerde.

Quindi insomma Saranna ma che vuoi? Voglio dare un nome alle cose. Io non sono una viaggiatrice solitaria esperta però da sola o no la cosa che più mi ha causato disagio durante il viaggio è IL PRIMO GIORNO DI CICLO. Sì ragazzi, antrasatt si parla di mestruazioni (per amore di ricerca dico che se cercate “viaggiare da sola mestruazioni” Google vi cassa mestruazioni *faccina triste*).

Ho visitato Pompei sotto il sole scottante

Sono andata alle terme di Budapest

Ho scalato il monte Fuji

Ho pulite le spiagge di Ustica

Sempre accompagnata dal mio amico ciclo e, sinceramente, avrei preferito non mi avesse fatto compagnia in quei momenti. Poco modestamente, mi fregio di tutte queste situazioni estreme con impavido orgoglio ma, a dirla tutta, se potessi tornare indietro nel tempo e rifare queste stesse cose senza ciclo lo preferirei di gran lunga.

L’esistenza delle mestruazioni  mi mette in crisi perché sarebbe come ammettere che in verità esiste una differenza tra ragazze e ragazzi che viaggiano. Nel senso che nella vita quotidiana hai il ciclo e okaaayyy, però se ti vengono mentre sei su un’isola greca pronta a rosolarti al sole come un maiale allo spiedo e a fare snorkeling un po’ insomma il culo ti brucia perché eccheccazzzzooooo. Intendiamoci, non è che il ciclo ti rovini la vacanza però  se ti prende proprio male-male un po’ di smadonnamenti ci stanno e sono giustificati.

Per fortuna “l’Occidenteeeeh” tra tutte le schifezze che ha creato ha creato anche il Buscofen e gli assorbenti interni quindi su con la vita.

E qui che arriva il nocciolo della questione: comparando i viaggi fatti con le cose lette sulle donne che viaggiano da sola, noto, ancora una volta, che l’elemento mistificatorio prende il sopravvento e il racconto del viaggio, invece di diventare uno spunto per parlare di questioni importanti (d’altronde sei andata solo tu a farti tutta l’Italia a piedi, una qualche domanda te la sarai pur fatta, dio bon), si trasforma nel momento traggggggico del (parte colonna sonora straziante): “ho vinto contro tutte le avversità e ho dimostrato al mondo e a me stessa che sono una donna forteeeee”.

Bello, bellissimo. Solo che scometto ci sono milioni di donne (oh poi magari sono solo io, eh) che non hanno niente da dimostrare a nessuno e a cui farebbe piacere sapere cosa portarsi appresso nel caso due martelli pneumatici cominciano a colpire le  ovaie mentre sono a 2000 metri d’altezza. Per dire, eh.

Cioè quello che dico io è che questo momento di condivisone potrebbe essere molto più ricco e profondo del “viaggia e conosci te stessa” perché così si parte dal presupposto che una per conoscere se stessa debba girare mezzo mondo a piedi. Sarà sicuramente un modo e io lo farei tipo subito, però così si lega l’idea di viaggio in solitaria di una donna a quello della ricerca di se stessa  o del dover dimostrare qualcosa. EINVECE, surprise! una può pure voler viaggiare SOLO PERCHE’ le piace viaggiare!

(Inoltre per “viaggiare da sol*” non si dovrebbe sottintendere solo andare nel Sahara tra i tuareg ma anche solo andarsi a fare una gitarella fuori porta o un week-end a Barcellona, per dire).

Per concludere questo nebuloso momento in cui cerco di esprimere un concetto ma non ci riesco, se volete scrivere un libro o un articolo e lo volete chiamare GUIDA PER DONNE CHE VIAGGIANO DA SOLE non ci buttate dentro le solite menate e scrivete come consiglio numero 1: portatevi dei tampax e un pacco di pillole magiche che mettano a tacere le vostre ovaie in quei giorni lì.

PS: vi giuro che due secondi dopo che ho pubblicato questo pos Facebook mi consiglia una pubblicità della Nuvenia >>> “In Nuova Zelanda puoi andare a conoscere le balene da vicino! Partecipa al concorso e parti con la tua migliora amica: l’avventura ti aspetta!”.

Lo sapevo, era Facebook il Maligno!!!

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