Napoli · Storiella semiseria · Taipei

Qui dove il mare luccica e tira forte il vento.

Classico stile da ragazzo dei quartieri, capelli rasati ai lati col ciuffo lungo avanti, tratti tipicamente partenopei: tipico scugnizzo che non ti aspetti sappia parlare una parola di italiano. Tu non lo hai ancora visto ma potresti raffigurartelo mentalmente con facilità.

In stazione, leggendo un libro in attesa del bus, cerchi di ragionare sul tuo futuro, su come diventare una persona migliore, meno collerica, meno rabbiosa. Insomma, stai per i fatti tuoi e non badi a tutto ciò che ti circonda, quando, all’improvviso, quelle note: Turuturutun tun tun tun tun.

Non è una canzone qualsiasi, è “Caruso” del tuo amato Lucio Dalla e tu sei a Napoli, quella città che tanto ti ha dato e tu ti senti in dovere di ricambiare, un giorno o l’altro. Di scatto ti alzi e ti dirigi verso il pianoforte della stazione, senza pensarci, d’istinto perché così stai cominciando a pensare vada vissuta la vita.

E lì c’è questo ragazzo dal classico stile da scugnizzo, capelli rasati ai lati col ciuffo lungo davanti, uno a cui non avresti dato manco “dieci euro in mano”, come direbbe Debora. E invece lui sta là, suona il pianoforte divinamente e l’immagine che avresti potuto creare nella tua mente non combacia con la realtà.

Ti commuove un sacco, vedi la gente intorno a te che si emoziona, lo segue con attenzione, è curiosa e fa video con i cellulari. Il ragazzo di colore si avvicina e si incanta, l’universitaria si fissa sulle dita del pianista e non molla lo sguardo, il vecchietto distinto seduto sulla panchina sbatte i piedi a terra e urla “Bravo! Bravo!”.

Ti emozioni tantissimo e ti viene da piangere, senza alcun motivo, solo perché stai vivendo un momento e lo stai vivendo davvero.

Pensiero fulmineo e associazione di idee crudele: se non lo avessi visto suonare non avresti mai creduto che quel ragazzo potesse suonare così bene mentre tu, che tanto volevi suonare la chitarra, cantare e fare musica, hai mollato tutto sbrigativamente solo dopo due anni perché dovevi studiare e studiare e studiare e non avevi il tempo per certe cose.

Riflettendoci, neanche tu ti daresti “dieci euro in mano”.

Ma lo studio ti ha portata lontano, lontanissima, in posti che, magari sì o magari no (ora cominci ad avere dei dubbi sul tuo modo di pensare che invece credevi ben saldo, solido, magari anche esatto), quel tipico scugnizzo napoletano non ha mai visto né sentito nemmeno nominare.

Eppure lui, a differenza tua, sa trasportare a costo zero te e tutti i presenti nei luoghi delle vostre rispettive anime, senza viaggiare ma stando fermi impalati ad ascoltarlo. Bella contraddizione se pensi che siete in una stazione ferroviaria.

Inaspettata ridefinizione della parola “valore” e ricongiungimento con l’ambiente circostante: fino a cinque minuti fa eri lì seduta a rimuginare sulle cose tue, indifferente agli altri e ora ti senti parte di un qualcosa a cui non sai dare un nome. Quanto è durato? Molto poco perché devi andartene, fra poco parte il bus per tornare a casa.

In questo periodo di stasi e riflessioni pensi spesso a Taipei, al tuo primo viaggio da sola, a come avevi tanta paura perché fino all’anno prima l’idea di un viaggio da sola ti spaventava o comunque non lo desideravi. Ora invece ti ricordi di quelle giornate a Taiwan, delle persone sconosciute e conosciute, dei sorrisi, dell’ospitalità, del non programmare e farsi guidare dai consigli della gente. Non ti riconosci più.

Come puoi tornare a Taipei? È quello che stai cercando di scoprire e, ogni tanto, quegli sprazzi di vita vera li vivi anche qui, devi solo rimanere concentrata e non lasciarteli scappare.

Inizi a comprendere che, finora, avevi scambiato la tua immaginazione personale della realtà con la realtà vera.

Ma poi, se proprio vogliamo dirla tutta, se si dovesse iniziare a disquisire sul senso della realtà, sulla sua esistenza o meno, tu ne sapresti quanto ne sa il classico ragazzo dei quartieri, forse ne sai addirittura qualcosa in meno o forse qualcosa in più (ora cominci, vacillando, a ritornare al tuo usuale modo di pensare. Resterà tale fino al prossimo scossone ma ti rendi conto che l’intera struttura sta per cedere e verrà evacuata presto).

Non c’è un periodo uguale per tutti però tutti, prima o poi, devono fare i conti con le proprie domande interiori nascoste sotto lo zerbino insieme alla polvere. A te è toccato ora. Poteva andarti peggio, poteva accaderti tra vent’anni. Poteva non accaderti mai ma allora non sapresti dire se sarebbe stato meglio o peggio.

 

 

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